15 giugno 2013
by adam
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Adamo riflette sulla Mela (Apple) e su alcune conseguenze del peccato

Mi chiamo Adamo e potevo fare tutto nel meraviglioso giardino posto in EDEN, tra i quattro fiumi primordiali. Tranne una cosa (o due). Oggi c’è solo un principio che accomuna ogni uomo, donna, associazione, impresa privata o pubblica, di paese libero. Una cosa che NON vorremmo fare, e che si compie solo quando costretti: pagare le tasse. Non mi riferisco quindi ai bravi cristiani o agli onesti cittadini che fanno ciò che è giusto anche quando nessuno li guarda. Si tratta di una minoranza eroica, a suo modo.

Mi dicono che di recente una commissione del Senato americano abbia messo sotto accusa una multinazionale del calibro di Apple, per aver sottratto al fisco, nel corso degli ultimi anni, decine di miliardi di dollari in tasse non versate, grazie ad attività offshore. Come? Con escamotage finanziari, noti a tutte le grandi medie e piccole multinazionali, il più famoso dei quali è tanto semplice da essere compreso pure da un bambino: ovvero trasferire la sede legale della Company in un Paese a inferiore (o assente) tassazione per i profitti d’impresa, rispetto alla tassazione del Paese di provenienza, e il gioco è fatto.

tasse in aumentoIn realtà il gioco è più complesso di come lo sto descrivendo e appare a prima vista. Le regole sono come dei paletti di uno slalom speciale, e solo i più bravi riescono a non inforcare. Il rischio è una figuraccia planetaria, ma il successo della strategia comporta un risparmio di tanto tantissimo denaro da conservare nei forzieri delle banche, a maturare profitti (altro denaro) per gli investitori.

Le multinazionali (Apple è solo l’ultima grande big Company sotto accusa, dopo Microsoft, HP, Amazon, Google.. e a seguire, prima o poi, TUTTE le grandi aziende quotate in Borsa), le multinazionali, dicevo, si difendono presentandosi come imprese dall’acuta sensibilità sociale, istituzioni benemerite, rispettose delle regole e delle legislazioni nazionali dei Paesi in cui operano, versando un bel po’ di tasse ovunque si trovano.

Mi chiamo Adamo e ritengo di avere una certa familiarità con le MELE ma soprattutto col peccato e con la ribellione. E nonostante tutto il tempo trascorso, dall’alba della storia umana a questa fase post moderna, ipertecnologica e digitale, un individuo, una persona, un’impresa continuano a sentire una norma proveniente dall’esterno come una violazione di un proprio inalienabile diritto. Il diritto a disporre di SE, senza IMPOSIZIONI.
E cosa sono le IMPOSTE, in ultima istanza, se non un sistema che sottrae reddito per redistribuirlo parzialmente in beni e servizi collettivi E per alimentare un sistema di sprechi e vizi pubblici e privati, dei detentori del potere? In Italia si aggiunge un altro motivo per avere un sistema fiscale oneroso: è il quarto Paese per stock di debito pubblico: le scelte sbagliate di trenta, venti, dieci anni fa che ora bisogna pagare, sempre ricorrendo ad un aumento della pressione fiscale sui soliti noti. Le vittime sacrificali, appunto. Ma tra quanti possono scegliere se pagare o meno, si sente dire e praticare: “sono già abbastanza generoso e sono in grado di decidere quale sia la soglia GIUSTA di rispetto delle regole”. E non siate sempre così fiscali, aggiungo!!!

“Io, io, io, noi, noi, noi… sappiamo cosa fare!” dicono i manager delle multinazionali, i banchieri, gli imprenditori pirati.

apple_mondoIo in fondo capisco bene la APPLE, le multinazionali e tutti quegli individui che non intendono dichiarare il proprio reddito reale, e che, potendo, lo occultano, lo trasferiscono con pochi clic su una tastiera, in paradisi off shore… anche il MESSIA del calcio, il buon Messi, il giocatore del Barcellona, pare incappato in questa “debolezza”: ha sottratto al fisco quattro milioni di euro, dicono. Briciole.

Mi chiamo Adamo e capisco bene il bisogno di libera circolazione delle merci, di libera circolazione del denaro. Il diritto a nessuna imposizione! Altrimenti come potrebbe esistere un mondo di diseguaglianze, di sfruttamento, di violazioni dei diritti collettivi? In nome della libertà, dell’autonomia, sono millenni che si accumulano ingiustizie. E’ sempre stato così, fidatevi, cosa vi fa pensare che le cose possano cambiare? “Vanitas vanitatis”: tutto è vanità. Ma ancora più vera quell’altra famosa massima, del più grande saggio antico: “Nulla di nuovo sotto il sole”.

Posso ben dirlo, io. Da quando mi sono giocato per il brivido della ribellione, per una MELA, un posto in paradiso. Costò cara quella mela, così come forse costerà caro alla Apple avere sparpagliato le sue centinaia di miliardi di liquidità, per banche di mezzo mondo. Il Senato degli Stati Uniti, in nome del popolo americano, ci prova.

Tutti vogliono sottrarre qualcosa agli altri, oppure vorrebbero imporre la loro visione: chi in nome dello Stato, chi in nome del proprio giusto diritto.

Ma ormai è tardi: tutti, come me, avete mangiato un po’ di quel frutto, dolce al palato, amaro dopo averlo ingerito, nelle viscere. Il peccato, intendo. Non ci sono “paradisi fiscali” in cui vivere in pace. Vi cercheranno, vi staneranno, per togliervi quello che avete col sudore della fronte accumulato. Non c’è pace su questa terra.

Ma non prendetevela con gli altri. Puntate il dito, mentre vi difendete nelle vostre torri di avorio, su voi stessi.

Con il vostro spirito ribelle, con le piccole ingiustizie, di cui ciascuno di voi è complice.

Alla prossima scoperta.

Adamo.

Ps. La storia della mela non è proprio biblica al cento per cento, ma che il peccato sia entrato per una forma di ribellione, si.